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Pecorelle smarrite e piste al sole: cronache dalla ciclabile di Cavallino Treporti.
No, non è il solito post che ti racconta la bellezza della pista ciclabile a sbalzo più lunga d'Europa...
Ho sempre pensato che le piste ciclabili in Italia venissero progettate da chi non ha mai messo... diciamo da chi non ha mai usato una bici in vita sua... e forse ho ragione.
Avete sentito parlare della pista a sbalzo più lunga d'Europa ultimata di recente a Cavallino Treporti? Bene, seguitemi in questa biciclettata in cui vi mostro la bellezza e le criticità di questo percorso.
Innanzitutto, dovete sapere che Cavallino-Treporti è la prima destinazione balneare in Veneto a ottenere la certificazione internazionale GSTC (Global Sustainable Tourism Council), cioè un comune che promuove il turismo sostenibile. Ma per costruire alcuni tratti della pista sono stati abbattuti svariati alberi, il che è un controsenso... potete vedere un articolo di protesta qui.
Ma parliamo della nostra corsa: tutto va bene finché imbocchi la pista all'inizio e la fai tutta senza mai uscirne. Puoi farti 12 km di fila, tutta al sole, senza aree di sosta riparate e solo tre fontanelle in tutto il percorso per riempire la tua borraccia ? Perfetto!!
Ma se per caso devi deviare? Ecco che arrivano i problemi. Ho voluto fare una rassegna fotografica delle varie problematiche che si ripetono in molti punti.
Segnaletica e impatto visivo: Cosa vedete che non va? Secondo me andrebbero segnalate meglio le direzioni di marcia e i limiti di velocità. Inoltre, quel muro di cemento sulla destra è davvero orrendo e toglie poesia al paesaggio.
Accessi dimenticati: Qui chi abita è per forza costretto a fare un pezzo in strada perché non c'è un ingresso, né strisce per entrare in pista. Mi direte: "non potevano mica fare un ingresso per ogni casa!", ma nemmeno per l'immissione da un'altra strada principale?
Confusione totale: Qui c'è un attraversamento che non porta da nessuna parte. Oltretutto il cartello è vecchio, risale a quando c'erano i lavori e il pezzo indicato non era finito. Risultato? La gente si confonde e basta.
Il verdetto dei fatti: Ho scattato queste foto per farvi vedere che molti ciclisti continuano a preferire la strada. Se un'opera da milioni di euro non viene usata da chi dovrebbe, forse qualche domanda sulla sua praticità bisognerebbe farsela.
Pericolo non segnalato: Una curva a gomito su una pista ciclabile? Non c'è uno straccio di cartello che avvisi del cambio brusco di direzione. Per chi corre un po' troppo o non conosce il percorso, il rischio di finire a terra è altissimo.
Note di folklore (o incuria?): Qui possiamo vedere delle "pecorelle smarrite" con il proprio pastore. Fanno parte di un bellissimo presepe sull'acqua, un'attrazione locale, ma sembra che da Natale siano ancora lì, abbandonate lungo il percorso...
Però, che spettacolo...
Nonostante tutto, non posso non chiudere con questa immagine. Il panorama della nostra laguna resta unico e mozzafiato. È proprio perché amiamo questa terra che vorremmo vederla valorizzata con intelligenza e cura del dettaglio.
Disclaimer: Le opinioni espresse in questo articolo rappresentano il punto di vista personale dell'autrice basato sulla propria esperienza diretta. Il post ha finalità di critica costruttiva e cronaca locale. Le immagini sono state scattate in luoghi pubblici. Questo post contiene link affiliati.
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